Da sempre considerata la Regina delle scienze e la forma di sapere più elevato, la matematica ha dato vita in me a sentimenti e sensazioni non sempre piacevoli e soddisfacenti. Eppure non posso non notare quanto la matematica sia importante e significativa per la mia e per l'esistenza di tutti noi.
Ma essere arrivata a tale conclusione è solo una recente conquista! Lentamente sto riscomprendo un mondo che aveva solo bisogno di essere guardato da un altro punto di vista (forse molteplici!) e parallelamente sta venendo fuori un entusiasmo che mi libera da tutti quei pregiudizi dietro cui mi ero barricata! Non è semplice definire il momento in cui sia realmente entrata in contatto con il mondo della matematica, però una cosa è certa, ho impiegato nove mesi per venire al mondo!
Ma essere arrivata a tale conclusione è solo una recente conquista! Lentamente sto riscomprendo un mondo che aveva solo bisogno di essere guardato da un altro punto di vista (forse molteplici!) e parallelamente sta venendo fuori un entusiasmo che mi libera da tutti quei pregiudizi dietro cui mi ero barricata! Non è semplice definire il momento in cui sia realmente entrata in contatto con il mondo della matematica, però una cosa è certa, ho impiegato nove mesi per venire al mondo!
Molto probabilmente molte abilità matematiche le possediamo già al momento della nostra nascita, come parte del nostro patrimonio genetico, come qualcosa di innato. Siamo dunque, potenzialmente, tutti predisposti verso processi matematici?! Credo proprio di si, anche se poi parlare di 'amore per la matematica' sia tutta un'altra cosa; sono le diverse esperienze (soprattutto le prime) e i vissuti personali che condizionano il futuro rapporto che ognuno di noi instaura con questa disciplina. Personalmente non ricordo il momento esatto in cui ho avuto a che fare con la matematica, ma credo che nel gioco sia cominciato tutto... e allora torno indietro nel tempo e vedo me bambina alle prese con le costruzioni, i giochi ad incastro di legno, i chiodini...che soddisfazione! Che forme! Che colori! Con la fantasia potevo comporre, costruire e infine distruggere le mie fantastiche creazioni. E tra un cartone animato e l'altro chiedere alla mamma una caramella in più e mangiarne troppe costava un terribile mal di pancia! Per sentirsi grandi a 5 anni bastava confrontarsi in altezza con gli altri bambini e allora lì a mettere le tacche sulle mattonelle della cucina! E scoprire che in un mese si era cresciuti un pò di più, era una gran bella soddisfazione! Per non parlare delle figurine; cercare di riconoscere il numero (ovviamente solo nei segni e non nel significato) attaccarlo nella pagina esatta, scoprire quante ne mancano per completare l'album, lo scambio con gli altri bambini... E tra una figurina e l'altra, tra un giro di bicicletta e una sbucciata di ginocchia, cimentarsi nei classici giochi di gruppo : "Nascondino"con le sue conte, "Un, due, tre...stella!", "La campana" con il suo schema da costruire e i numeri da sistemare... La scoperta dell'orologio, il mio primo piccolo e coloratissimo orologio... Certo non semplicissimo da comprendere... ma ottima fu la trovata di mia madre nel costruirne insieme uno di cartone tutto colorato! Ma l'impatto con la matematica non fu solo ludico, arrivò la scuola e la matematica divenne una semplice materia di studio insegnata da quella che oggi potrei definire, con tutto il rispetto, una 'folle esaurita' di nome Lucia, la mia prima maestra! Non ricordo modalità d'insegnamento così creative e divertenti, per me era tutto così complicato, astratto, senza senso...tanti strani segni difficili da decifrare di cui non riuscivo a comprenderne le reali funzioni. Mi ricordo solamente che la maestra mi dava della pigra e della lenta!...e che soprattutto strillava!!... Che stress! L'anno dopo i miei genitori si trasferirono e da un paese in provincia di Milano mi ritrovai in un paese in provincia di Rieti (dove poi sono cresciuta e in cui vivo ancora oggi). Fui inserita in una classe già avviata, compagni da conoscere, diversi modi di parlare e soprattutto nuovi maestri. Erano marito e moglie che si dividevano sulla stessa classe nell'insegnamento dell'italiano lei e di matematica lui, il maestro Claudio.
Il maestro lo ricordo come una persona dai toni pacati e piuttosto scherzosi, ciò nonostante, non riuscì nell'intento di trasmettermi un grande amore per la matematica, le scienze e la geometria. Al contrario crebbe in me un forte senso di ansia e frustrazione, la matematica divenne solamente sinonimo di prova e di verifica; sembrava che essere realmente bravi a scuola e più in generale intelligenti nella vita, dipendesse dal fatto di essere bravo in matematica... che sciocchezza! Di certo non mi aiutava il confronto che i miei genitori facevano tra me e mio fratello; lui era il secchione ed io la pecora lenta di casa, lui era quello che sapeva a menadito le tabelline e io quella che proprio non c'era verso! Ricordo la splendida idea che ebbe mio padre , militare di professione, per insegnarmi le tabelline... dato che proprio non mi ci entravano, mi mise in castigo con di fronte un bel foglio di operazioni da risolvere da sola... Ovviamente non ottenne ciò che voleva lui, in tutta risposta ebbe una figlia umiliata che continuò ad odiare la matematica e ad avere grande senso di ansia e di rifiuto per il mondo della matemetica e le sue applicazioni più scolastiche. Fortunatamente il mio disamore per la matematica venne compensato da altri interressi che alla luce di oggi non sembrerebbero poi così lontani dal mondo dei numeri; all'età di otto anni mi innamorai della musica e decisi che mi sarei iscritta alla scuola di musica del mio paese per poter imparare a suonare il sassofono...Cominciai a decifrare un mondo fatto di segni, tempi e valori diversi, per alcuni difficili, per me affascinanti e divertenti; non mi resi nemmeno conto che in maniera differente mi ero ritrovata a fare quella matematica che tanto mi angosciava. Fui così determinata che all'età di undici anni cominciai a suonare nella banda del mio paese. Durante le vacanze estive i miei genitori pensarono bene di mandarmi a ripetizione da una maestra che mi aiutasse a compansare le mie lacune in matematica, fu un'estate pesantissima, avevo dieci anni e volevo divertirmi anch'io e invece mi toccava, tutti i pomeriggi, ripassare quelle nozioni che mi avevano angosciato tutto l'anno.Tutto sommato, la maestra Paola fece un bel lavoro, mi lodava sempre per la costanza e la grande forza di volontà che avevo e in qualche modo riuscì anche ad infondere in me una fiducia e una caparbietà che forse mai nessuno aveva fatto fino a quel momento. Alle scuole medie cambiai due professori di matematica in tre anni, ma in entrambi i casi fui piuttosto sfortunata, ad oggi potrei valutarli come piuttosto competenti in materia, ma un disastro totale nella metodologia d'insegnamento e nella didattica. Le lezioni di matematica e soprattutto di geometria erano di una tale noia che non ne riuscivo proprio a comprendere l'utilità. E poi vennero gli anni del liceo (pedagogico). Nel tempo avevo ormai maturato un interesse per le materie umanistiche e questa scuola fu la risoluzione più coerente per le mie attitudini. Ebbi la fortuna d'incontrare un fantastico professore di matematica, affascinante per quanto competente e umanamente disponibile. Non ho mai incontrato un professore che considerrasse tanto importante non dare per spacciato nessuno di noi, organizzò attività integrative per sopperire alle carenze che molte di noi avevano, le lezioni di matematica risultavano piacevoli e divertenti e soprattutto passava un amore per la disciplina che nessuno mai mi aveva trasmesso. Mi domando ancora il perchè non abbia mai trovato interessante il mondo dei numeri e forse l'unica cosa che rimprovero a chi negli anni abbia cercato di insegnarmi questa disciplina è la profonda spaccatura creata tra la vita reale e la matematica, nessuno mai è riuscito a farmi capire che la matematica è fondamentalmente molto più pratica di quanto si possa immaginare, che se ne venisse negata l'esistenza tutto verrebbe a fermarsi e molte delle nostre abitudini sarebbero impossibili.
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