mercoledì 16 aprile 2008

IL MORBO DISCALCULICO

"Uno strano morbo colpisce Cittaducale"

Si ritrovò in un paese che non conosceva, la sua attenzione cadde sull'orologio della torre che spiccava sulla piazza...Notò immediatamente che c'era qualcosa di diverso...strano! Le lancette dell'orologio giravano al contrario, ma non se ne curò, pensò semplicemente che era un vecchio orologio ormai rotto.
Cercò di capire dove si trovasse, trovò un annuncio attaccato sottosopra ad un palo della luce e lì lesse il nome del paese, fece fatica perchè il nome era scritto al contrario : ELACUDATTIC; si concentrò un attimo e riuscì a comprendere...il paese si chiamava CITTADUCALE!
Si domandò come fosse arrivato in quel posto, ah si, perchè lo aveva dimenticato? Aveva bucato con la macchina e doveva assolutamente trovare qualcuno che lo aiutasse a riparare la gomma, ma chi?
Erano le due del pomeriggio, in giro non c'era proprio nessuno, s'incamminò per la via principale del paese fino a quando non scorse un benzinaio e notò che ancora una volta l'insegna dell'officina era scritta al contrario, ma la sua attenzione fu subito attratta da un uomo alto alto e magro magro, indossava una tuta blu e capì che aveva trovato quello che cercava, finalmente, avrebbe risolto il suo problema.
Si avvicinò all'uomo e salutando chiese se cortesemente avrebbe riparato la sua gomma, l'uomo sembrava non capire, continuava a toccarsi la testa e solamante dopo un pò di tempo disse: "Credo di aver capito!"... Iniziò a camminare al contrario e zigzagando qua e là ,entrò nella rimessa degli attrezzi e ne uscì fuori con in mano un blocchetto di cemento, la ragazza rimase sconcertata e continuava a non capire il perchè di quella scelta...lei avevo chiesto solo una ruota!
L'uomo si avvicinò con la sua camminata strampalata e si dimostrò pronto ad intervenire...Silvia lo fermò e cercò di spiegarsi meglio...L'uomo sembrava proprio non capire,la ragazza prese un pezzo di carta e ci disegnò sopra un cerchio, qualcosa che si avvicinasse di più ad una ruota.
Ma cosa c'era di più semplice di un cerchio?...Eppure quell'uomo continuava a non capire... Decise allora di lasciar stare e di fare una telefonata a casa per tranquillizzare i suoi, iniziò a digitare i numeri sul sul suo cellulare, ma niente, non dava segni di vita. Pensò che come suo solito era rimasto senza credito, iniziò a camminare nella speranza di un negozio o di un bar dove effettuare una ricarica... lo trovò in una via interna del paese... Entrò ma non vi trovò nessuno, suonò il campanello sul bancone ed ecco presentarsi una signora che camminando anche lei al contrario chiese in cosa poteva esserle utile, la ragazza chiese della ricarica telefonica e cominciò a dettarle il suo numero di cellulare, la signora lo appuntò su di un foglio per non dimenticarlo, la ragazza pensò che fosse un pò smemorata soprattutto quando glielo dovette ripere più di una volta... Finalmente sembrava che avesse capito e quando iniziò a digitare i numeri si accorse che li aveva dimenticati tutti. Silvia sbirciò sul foglio della signora e notò che aveva semplicemente appuntato degli scarabbocchi senza senso... pensò allora che fosse un pò sorda, prese un altro foglio e scrisse lei stessa il suo numero...Glielo consegnò e notò immediatamente il turbamento della signora, sembrava proprio non capire... Decise di uscire da lì, non sapeva cosa pensare ma soprattutto come fare, iniziò a domandarsi se fosse solo un caso o lì in quel paese c'era gente strana! Ancora sconcertata pensò che se avesse riempito la sua pancia forse avrebbe ragionato meglio, entrò in un supermercato e si avvicinò al bancone dei salumi, un panino era la soluzione più comoda... ordinò un panino con dentro del prosciutto, circa 100g, osservò il commesso tagliare l'affettato e si accorse che ne stava tagliando di più, a occhio e croce sarà stato un chilo buono! Penso di aver espresso male la sua richiesta e cerco di fermarlo ma con scarso successo, si arrese e si prese il suo bel paninozzo sperando che non fossimo così abbondanti anche nel conto.
Si avvicinò alla cassa e aspettò in fila e quando venne il suo turno gli si presentò un conto che non credeva ai suoi occhi, era di appena 50 centesimi- ci dev'essere uno sbaglio- pensò e in tutta onestà lo fece notare alla cassiera che con molta calma le spiegò che non c'era nessun errore!
Silvia uscì dal supermercato anche piuttosto soddisfatta... la gente era pure tanto strana, ma la convenienza era buona!
Strada facendo incontrò una pattuglia della polizia e finalmente si sentì sollevata, finalmente poteva chiedere aiuto e domandare il perchè di tanti comportamenti strani. Si avvicinò e iniziò a parlare con i poliziotti spiegando le strane cose che aveva visto quando ad un certo punto si sentì uno spaventoso boato.... Aiuto! Che cosa stava succedendo? In lontananza si scorse una grande nube grigia... Il poliziotto annuì e disse che un'altra casa era crollata... Spiegò alla ragazza che da quando tutti gli abitanti del paese erano stati colti dal Morbo Discalculico niente era più come prima! Le persone non camminavano in maniera coordinata, non riconoscevano la destra dalla sinistra,il senso del tempo e dello spazio erano completamente persi per non parlare dei numeri...insomma, qualsiasi tipo di abilità matematica era scomparsa e cosa ancora più grave era che il morbo fosse altamente contagioso!!
Silvia non credeva alle sue orecchie, era talmente spaventatta che cominciò ad urlare e a piangere... Aiuto Aiuto! Il Morbo Discalculico! Aiuto!Ahahahahahah!.....

La mamma corse nella stanza di Silvia e cercò di calmarla, la ragazza aprì gli occhi e non capì. Cosa le stava capitando? Chiese alla mamma che ore fossero, guardò l'orologio ed erano solo le quattro di notte. capì allora che quella storia era stato solo un brutto sogno!

Per saperne di più su Cittaducale www.prolococittaducale.it

martedì 15 aprile 2008

NOI E LA MATEMATICA





Sfoglio una pagina di un quotidiano... e tra una marea di lettere e parole ecco che riesco a sottolineare la presenza di un linguaggio diverso, ma fondamentale, per l'acquisizione delle molteplici informazioni...Il linguaggio in questione è quello matematico con tutte le sue sfumature.
Il quotidiano preso in considerazione è "Il Messaggero" del 15 aprile 2008.
In primo piano ci sono i risultati delle elezioni tenutesi il 13- 14 aprile 2008.
PROVIAMO A FARE ORDINE:
Passerò sotto la lente d'ingrandimento la prima pagina di questo quotidiano cercando così di individuare e riordinare tutti i dati matematici che incontrerò strada facendo...
VALORI NUMERICI
1(appare 7 volte) , 2 (appare 3 volte), 3 (appare 2 volte) , 4 (appare 3 volte) , 5 , 6 , 7 , 8 , 9 , 11 (appare 2 volte) , 15 , 17 (appare 2 volte), 18 (appare 2 volte) ,23 , 25 , 29 (appare 2 volte) , 30 , 31 (appare 2 volte), 34 , 40 (appare 2 volte) , 47 , 104 , 118 , 130 , 135 , 141 , 167 , 210 , 241 , 284 , 340 , 1943 , 1945 , 1996 , 2008 , 2009 , 59.326 , 59.516 , 60.048 , 61.062.
Con la virgola:
0,4 (appare 2 volte) - 0,5 - 0,6 - 0,7 - 0,8 - 0,9 - 0,30 - 1,0 - 1,1 ( appare 2 volte) - 2,0 - 2,4 - 2,1 - 2,7 - 3,1 - 3,2 - 4,3 - 4,4 - 5,6 - 5,7 - 6,90 - 8,1 - 8,5 (appare 3 volte) - 8,99 (appre 2 volte) - 33,3 - 33,7 - 37,1 - 37,7 - 38,0 - 38,1 - 46,7 - 47,3.
Numeri ordinali:
Primo (appare 2 volte) ; Secondo (appare 2 volte); Terza; Quarto; Quinta; Settimo;
Numeri romani:
III ;
Simboli matematici e affini:
Per (appare 12 volte);
Più (appare 11 volte) ;
Meno (appare 3 volte);
% (appare 3 volte);
Euro (appare 16 volte);
Linguaggio pertinente la materia:
Risultato/i (Appare 4 volte), Errori, Minimo, Totale, Valore, Positivo, Negativo, Forza, Incremento, Destra, Sinistra, Spazio, Peso (appare 2 volte), Spessore, Trentenne,Ventinovenne, Margini, Decina, Percentuali, Proiezioni, Dati, Centro, Sconti, Metodo, Valori, Mercato, Unità, Contrario, Insieme, Punto, Linea.
La mia analisi si è concentrata solamente sulla prima pagina, ma scorrendo il quotidiano mi accorgo che i dati matematici aumentano vertiginosamente... Il tema caldo delle elezioni politiche è fortemente permeato di terminologia matematica...D'altronde sono proprio i numeri, le percentuali e le statistiche a fare la differenza no?!
Al di là del caso particolare preso in considerazione sfogliando un qualsiasi tipo di giornale risulta evidente quanto sia fondamentale l'elemento matematico per dare senso alle informazioni che si vogliono esprimere...anche le più banali.
DIFFICOLTA':
Non nego un pò di difficoltà (durante l'esecuzione del compito di analisi del testo) nel mettere immediatamente a fuoco la terminologia specifica o cmq pertinente alla matematica tanto ormai facente parte del linguaggio corrente , parlato e quotidiano.
Provate anche voi e vi accorgerete!



martedì 8 aprile 2008

IO E LA MATEMATICA

Da sempre considerata la Regina delle scienze e la forma di sapere più elevato, la matematica ha dato vita in me a sentimenti e sensazioni non sempre piacevoli e soddisfacenti. Eppure non posso non notare quanto la matematica sia importante e significativa per la mia e per l'esistenza di tutti noi.
Ma essere arrivata a tale conclusione è solo una recente conquista! Lentamente sto riscomprendo un mondo che aveva solo bisogno di essere guardato da un altro punto di vista (forse molteplici!) e parallelamente sta venendo fuori un entusiasmo che mi libera da tutti quei pregiudizi dietro cui mi ero barricata! Non è semplice definire il momento in cui sia realmente entrata in contatto con il mondo della matematica, però una cosa è certa, ho impiegato nove mesi per venire al mondo!
Molto probabilmente molte abilità matematiche le possediamo già al momento della nostra nascita, come parte del nostro patrimonio genetico, come qualcosa di innato. Siamo dunque, potenzialmente, tutti predisposti verso processi matematici?! Credo proprio di si, anche se poi parlare di 'amore per la matematica' sia tutta un'altra cosa; sono le diverse esperienze (soprattutto le prime) e i vissuti personali che condizionano il futuro rapporto che ognuno di noi instaura con questa disciplina. Personalmente non ricordo il momento esatto in cui ho avuto a che fare con la matematica, ma credo che nel gioco sia cominciato tutto... e allora torno indietro nel tempo e vedo me bambina alle prese con le costruzioni, i giochi ad incastro di legno, i chiodini...che soddisfazione! Che forme! Che colori! Con la fantasia potevo comporre, costruire e infine distruggere le mie fantastiche creazioni. E tra un cartone animato e l'altro chiedere alla mamma una caramella in più e mangiarne troppe costava un terribile mal di pancia! Per sentirsi grandi a 5 anni bastava confrontarsi in altezza con gli altri bambini e allora lì a mettere le tacche sulle mattonelle della cucina! E scoprire che in un mese si era cresciuti un pò di più, era una gran bella soddisfazione! Per non parlare delle figurine; cercare di riconoscere il numero (ovviamente solo nei segni e non nel significato) attaccarlo nella pagina esatta, scoprire quante ne mancano per completare l'album, lo scambio con gli altri bambini... E tra una figurina e l'altra, tra un giro di bicicletta e una sbucciata di ginocchia, cimentarsi nei classici giochi di gruppo : "Nascondino"con le sue conte, "Un, due, tre...stella!", "La campana" con il suo schema da costruire e i numeri da sistemare... La scoperta dell'orologio, il mio primo piccolo e coloratissimo orologio... Certo non semplicissimo da comprendere... ma ottima fu la trovata di mia madre nel costruirne insieme uno di cartone tutto colorato! Ma l'impatto con la matematica non fu solo ludico, arrivò la scuola e la matematica divenne una semplice materia di studio insegnata da quella che oggi potrei definire, con tutto il rispetto, una 'folle esaurita' di nome Lucia, la mia prima maestra! Non ricordo modalità d'insegnamento così creative e divertenti, per me era tutto così complicato, astratto, senza senso...tanti strani segni difficili da decifrare di cui non riuscivo a comprenderne le reali funzioni. Mi ricordo solamente che la maestra mi dava della pigra e della lenta!...e che soprattutto strillava!!... Che stress! L'anno dopo i miei genitori si trasferirono e da un paese in provincia di Milano mi ritrovai in un paese in provincia di Rieti (dove poi sono cresciuta e in cui vivo ancora oggi). Fui inserita in una classe già avviata, compagni da conoscere, diversi modi di parlare e soprattutto nuovi maestri. Erano marito e moglie che si dividevano sulla stessa classe nell'insegnamento dell'italiano lei e di matematica lui, il maestro Claudio.
Il maestro lo ricordo come una persona dai toni pacati e piuttosto scherzosi, ciò nonostante, non riuscì nell'intento di trasmettermi un grande amore per la matematica, le scienze e la geometria. Al contrario crebbe in me un forte senso di ansia e frustrazione, la matematica divenne solamente sinonimo di prova e di verifica; sembrava che essere realmente bravi a scuola e più in generale intelligenti nella vita, dipendesse dal fatto di essere bravo in matematica... che sciocchezza! Di certo non mi aiutava il confronto che i miei genitori facevano tra me e mio fratello; lui era il secchione ed io la pecora lenta di casa, lui era quello che sapeva a menadito le tabelline e io quella che proprio non c'era verso! Ricordo la splendida idea che ebbe mio padre , militare di professione, per insegnarmi le tabelline... dato che proprio non mi ci entravano, mi mise in castigo con di fronte un bel foglio di operazioni da risolvere da sola... Ovviamente non ottenne ciò che voleva lui, in tutta risposta ebbe una figlia umiliata che continuò ad odiare la matematica e ad avere grande senso di ansia e di rifiuto per il mondo della matemetica e le sue applicazioni più scolastiche. Fortunatamente il mio disamore per la matematica venne compensato da altri interressi che alla luce di oggi non sembrerebbero poi così lontani dal mondo dei numeri; all'età di otto anni mi innamorai della musica e decisi che mi sarei iscritta alla scuola di musica del mio paese per poter imparare a suonare il sassofono...Cominciai a decifrare un mondo fatto di segni, tempi e valori diversi, per alcuni difficili, per me affascinanti e divertenti; non mi resi nemmeno conto che in maniera differente mi ero ritrovata a fare quella matematica che tanto mi angosciava. Fui così determinata che all'età di undici anni cominciai a suonare nella banda del mio paese. Durante le vacanze estive i miei genitori pensarono bene di mandarmi a ripetizione da una maestra che mi aiutasse a compansare le mie lacune in matematica, fu un'estate pesantissima, avevo dieci anni e volevo divertirmi anch'io e invece mi toccava, tutti i pomeriggi, ripassare quelle nozioni che mi avevano angosciato tutto l'anno.Tutto sommato, la maestra Paola fece un bel lavoro, mi lodava sempre per la costanza e la grande forza di volontà che avevo e in qualche modo riuscì anche ad infondere in me una fiducia e una caparbietà che forse mai nessuno aveva fatto fino a quel momento. Alle scuole medie cambiai due professori di matematica in tre anni, ma in entrambi i casi fui piuttosto sfortunata, ad oggi potrei valutarli come piuttosto competenti in materia, ma un disastro totale nella metodologia d'insegnamento e nella didattica. Le lezioni di matematica e soprattutto di geometria erano di una tale noia che non ne riuscivo proprio a comprendere l'utilità. E poi vennero gli anni del liceo (pedagogico). Nel tempo avevo ormai maturato un interesse per le materie umanistiche e questa scuola fu la risoluzione più coerente per le mie attitudini. Ebbi la fortuna d'incontrare un fantastico professore di matematica, affascinante per quanto competente e umanamente disponibile. Non ho mai incontrato un professore che considerrasse tanto importante non dare per spacciato nessuno di noi, organizzò attività integrative per sopperire alle carenze che molte di noi avevano, le lezioni di matematica risultavano piacevoli e divertenti e soprattutto passava un amore per la disciplina che nessuno mai mi aveva trasmesso. Mi domando ancora il perchè non abbia mai trovato interessante il mondo dei numeri e forse l'unica cosa che rimprovero a chi negli anni abbia cercato di insegnarmi questa disciplina è la profonda spaccatura creata tra la vita reale e la matematica, nessuno mai è riuscito a farmi capire che la matematica è fondamentalmente molto più pratica di quanto si possa immaginare, che se ne venisse negata l'esistenza tutto verrebbe a fermarsi e molte delle nostre abitudini sarebbero impossibili.